Il contratto di edizione è firmato.

“ PAGLIA DI GRANO “ per i tipi di RPlibri della carissima Rita Pacilio e con la prefazione dell’altrettanto carissima Antonella Lucchini, sta per farsi conoscere.

Dopo un po’ di tempo ha deciso di farsi sentire,di venire allo scoperto.

Ed io sono d’accordo. Oggi più che mai non si può stare in silenzio.

Ora è il momento,nonostante tutto.

Spero impari a camminare con le proprie gambe da subito.

Sicuramente non sarà un fuoco di...paglia .

A voi buona lettura.

Siamo circondati.

Dalla stupidità talvolta dall'imbecillita. E non facciamo nulla .Le guardiamo, digrigniamo i denti ma rimaniamo più o meno spettatori.

Attoniti quanto si vuole anche giustificati ma insufficiente alla modifica dello status,tutto ciò.

parliamo e non agiamo. Ci lamentiamo ma non operiamo. 

una buona dose di autocritica non ci farebbe male.

 

 

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La Cultura non deve essere discriminata ulteriormente.

FIRMATE 

 

Un ringraziamento a tutti voi che mi seguite. Avete superato le 15000 visite. 
Nato per gioco sarò costretto a migliorarmi e migliorare il sito. Mi piacerebbe un vostro coinvolgimento. Proviamo insieme a rendere questo strumento più bello.

grazie ancora 

Alfonso 

È mare unico di stelle e ricordi.

Si può morire ad ogni colpo di tosse

ad ogni ondata di vita che sfugge

che sfila dalle dita

ogni anello ogni brandello.

È sentiero che sale più in alto e manca il fiato

e per nuotare e per contare

i passi e le bracciate che avvicinano i fuochi in cielo

ai bivacchi freddi

i sogni spenti ai quattro venti

gli occhi spauriti alle carezze.

È stanchezza immensa di vita andata, marcita a terra

pezzi di vetro sotto i piedi

dentro le vene delle carcasse

appese ai fili di stelle generose

appese ai fili delle domande inutili.

LA POESIA E GLI IMBECILLI. La poesia è una porta ermeticamente chiusa per gli imbecilli, spalancata per gli innocenti. Non c’è niente di tanto opposto all’imbecillità quanto l’innocenza. La caratteristica più spiccata dell’imbecille è la sua aspirazione sistematica a un certo ordine del potere. L’innocente, invece, si rifiuta di esercitare il potere perché li possiede tutti quanti. L’innocente, consciamente o meno, si muove in un mondo di valori; l’imbecille in un mondo nel quale l’unico valore è rappresentato dal potere. Gli imbecilli cercano il potere in una qualsiasi forma di autorità: a cominciare dal denaro, e di tutta la struttura dello stato, dal potere dei governanti fino al microscopico, ma corrosivo e sinistro potere dei burocrati; dal potere della chiesa a quello della stampa; dal potere dei banchieri a quello della legge. Tutto questo compendio di potere è organizzato contro la poesia. Siccome poesia significa libertà, affermazione dell’autentico, esercita - indubbiamente - un certo ascendente nei confronti degli imbecilli. In quel mondo falsificato e artificiale che si costruiscono intorno, gli imbecilli hanno bisogno di una serie di articoli di lusso: macchine, tendaggi, gingilli, gioielli, passatempi… e perfino di qualcosa che vagamente somigli alla poesia. Nel surrogato di poesia da loro adoperato, parola e immagine diventano puri elementi decorativi e, così facendo, riescono spesso a distruggere il loro potere di incandescenza. Ecco come si crea la cosiddetta “poesia ufficiale”. Poesia ricoperta di paillettes, che suona a vuoto. La porta della poesia non ha nè chiave né serratura: è difesa dalla sua propria capacità di incandescenza. Soltanto gli innocenti, che hanno preso l’abitudine del fuoco, che hanno le dita in fiamme, possono aprire quella porta e, attraversandola, penetrare nella realtà. La poesia si assume il compito di far sì che questo mondo sia abitabile non soltanto per gli imbecilli. Aldo Pellegrini (Trad. di M.Fernàndez)

Qualche volta prima che scenda la sera

capita di ritrovarsi un pezzo di sole in una tasca

e un pezzo di cuore nell’altra.

Capita che scivoli il mare oltre le colline

e queste carezze ricordano

i bambini buoni e le gote rosse.

E capita pure di sedersi e piangere

come la luna bistrattata

la vecchia abbandonata e maltrattata.

E' come giocare a nascondino.

Tu ti nascondi, io ti devo cercare.

Io mi nascondo, tu non vuoi cercare.

Le solite manfrine degli innamorati, quelle che non si dicono.

Non si dicono altrimenti ci si scopre e si scoprono le carte.

E le carte vanno tenute nascoste, fino all'ultimo istante.

Quando sarà l'ultimo non lo sapremo forse lo staremo ancora aspettando e invece ci avrà già " fregati".

Abbondantemente.

" ti vedo sai...li dietro la colonna che sorridi...mi hai preso in giro ancora una volta"...

E mi stringi forte a te, non potrei respirare più ...

altrimenti. 

Dovresti venire qui tra i campi bruciati e quelli da arare quando il favonio spinge e le pale mescolano caldo e freddo quando le tortore tubano fino a morire di suicidi imprevisti sotto i fendenti degli uomini neri e di quelli veri.

Dovresti sederti qui sotto il fico lattiginoso quando la “vorea “ scuote le radici e le tegole ballano sotto le stelle che bombardano baci inaspettati e baci da conservare per tempi ancora da scoprire per tempi da dimenticare.

Dovremmo stenderci a guardare senza chiedere nulla senza chiederci di Dio e delle improbabili ipotesi nei dubbi sacrosanti...

A perdersi non ci vuole molto il tempo di una farfalla.

Rimangono i colori e la polvere tra gli indici e i pollici.

Le onde riflesse nelle rocce nelle gocce svolazzanti.

Il refrain dell'abitudine in solitaria attesa.

Sono giorni ormai così.

A guardarsi senza vedersi.

Ovunque vorrai potrò.

 

Un'altra lettera.

 

Da quando non scrivevo più,il tempo sembra abbia deciso di sostare un po' da queste parti,rifiatando dai suoi pensieri e dimenticando le preoccupazioni come se si fosse personificato.

Pensavo a te mentre guardavo il mare,silenzioso come non mai,e ti parlavo come se fossi li con me in quell'istante indeterminato.

Nessuno mi ha sentito,tranne te.

Pensavo a quanto fosse vicina l'altra sponda del nostro mare e quanto sangue hanno conosciute le rive di ciò che una volta era un lago.

Al nostro amore segreto tra i flutti quotidiani della vita,ai raggi del sole che filtrano pulviscolo di sentimenti rari,e al cielo che si divide in parti uguali,perfettamente combacianti.

Un bacio unico e rapito.

Un bacio rubato,conservato e ben nascosto.

Quel silenzio rotto dal frastuono nella testa come se la testa fosse un alveare appeso a un ramo,dondolio di una gravità inesistente.

Adesso penso a te che sei lontana,il dondolio del cielo sulla terra...

 

Se solo potesse il cielo descrivere la bellezza di questa terra di sembianza femminea.

Di queste morbide forme tra i seni e il ventre che ricordano le tue .

Di questa lingua che non smette mai di baciare con ardore e voluttà.

Di queste gambe stese al sole e al maestrale.

Se solo potesse...

scenderebbe ad abbracciarci uno ad uno rimanendo per sempre quaggiù.

 

È di schiena il camminare muto.

Senza volto .

Il traccheggiare del tempo

nei solchi polverosi.

 

Ho poche cose.

Una per dita sarebbero troppe.

Il cielo.

Un sorriso.

Gli occhi lucidi del mare.

E una carezza.

Per adesso non sento profumi ma li ricordo.

E ricordare è sempre rivivere.

La brezza sui campi di grano.

Ad occhi chiusi.

 

 

Sono giorni di maledizione di follia travestita non riuscirà il sole a scoprirli.

Se potessero guardare osservare il punto zero nel buco nero dell'uomo fuggirebbero.

Anche l'arcobaleno perde i suoi colori nel buio pece del pensiero.

 

graalf ( 16 apr 2013 )

C'è un filo di tristezza in questi giorni che stringe e lacera.

Laccio di fuoco e sangue ...

Stridono le unghie sul cielo mentre garriscono rondini ...