Ad ascoltare il mare si diventa sordi e ciechi

perché il silenzio è radice e ramo.

Accarezzarsi al buio seguendo l’olfatto

finché il ramo non fiorirà.

E del silenzio i semi sparsi al vento

nelle note senza spartito delle nubi.

Allunga la strada il passo lento

ma resta il suono muto per compagno.

E della luce in fondo alla baia

il dondolio delle lampare antiche.

Di fronte al mare si è nudi.

Senza pudori.

E si ritorna lì dove iniziammo il giro.

Poi un giorno ti dimentichi.

Delle parole,del significato,del perché.

Perché una volta c’era il perché.

Oggi è già assai che esista ,l’oggi,intendo.

Ma non so perché semmai c’era un perché.

E perché dovrei saperlo,in fondo si sta bene anche così.

Io sorrido e rido.

Piango e mi incazzo.

Ballo e poi scappo.

Non sopporto la luce.

Non sopporto la voce.

Non sopporto e non so perché.

Mi piace tutta questa acqua

È bella e colorata.

Ma non la posso bere.

È amara.

E non so perché.

E non ricordo perché volevo berla tutta quell’ acqua colorata.

È bella .

E rido.

E ballo.

E scappo.

Ma non so perché.

Tra il cielo e il mare un passo.

È l'indaco che confonde.

 

Una madre le sa prima certe cose. Le sente. Anche se non ricorda. Anche se non ha parole. E le confonde con le carezze. E le lacrime sono stelle. Una madre le sa prima che succedano. Quelle fitte dentro. Anche se non lo dice. Anche se dimentica. E si confonde la sua destra con la sinistra. E i rimproveri con i sorrisi. Una madre lo sa prima. Lo vive nel silenzio. Anche nel buio e la paura. Tra le stelle e le caramelle. Nascoste nelle tasche dei cassetti. A te che magari non ricordi il nome delle cose ma sai ancora come fare una carezza magari con la destra convinta che sia la sinistra.

 

Non chiedermi

di questi passi

rimane solo polvere.

E forse qualche traccia

prima che il cielo

soffi i suoi calzari.

 

Che sia istante ma interminabile.

Infinitudine immensa.

Il bacio di dio sulle nostre bocche. 

 

 

A sfiorare il verde con i polpastrelli ci si sente felici.

Come i bambini quando scalano le piramidi di paglia.

Graffiarsi le ginocchia nude e far scappare qualche volpe annidata come falco di stagione urlando ai venti che ritornano in gola.

L’eco di quei giorni è tornato .

Siamo uguali a quei bambini.

Figli ingenui del chissà.

E un forse ci salverà.

Ancora.

 

Femmina assorta tra il cielo e il mare preghiera di carne viva.

Semplice inginocchiarsi ad occhi chiusi,

a te la mia litania

la nenia del vento

il canto colorato da quelle labbra.

E su quelle labbra ammutolire

il tepore di un bacio

un raggio di luce

per segnare i passi.

Tutto è compiuto ancor prima che accada.

Cos’è accadere se non l’orma che precede il passo che affonda?

Combacia sempre la forma col peso di un’ombra.

 

 

Rossana Abis (Cagliari, 1969), inedito

 

Io vorrei che fosse qui.

Il luogo del non ritorno.

Dell'unico abbraccio.

Del primo bacio.

Vorrei fosse con i tuoi occhi.

Le nostre labbra.

Tra un'onda e un volo.

Di pelle tesa.

Ora non resta che attesa e resa.

Di cio che vive perenne .

Tra un punto e un battito.

 

L'avevo cercata tra la folla.

MI trovai seduto sulle scale della Metropolitana.

Ad ascoltare la musica dei passi veloci a scendere.

Quella pesante a risalire dalle budella della terra.

E il giorno dopo. E l'altro ancora. E poi ancora.

MI ritrovò lei.

Come sempre.

Seduto su una panchina nel parco.

Ad ascoltare la musica delle foglie secche.

Lo scricchiolio dei passi sul frastuono silenzioso.

E non servirono più giorni. 

 

Dovrei dire qualcosa mentre il mondo si srotola .

E il mondo eri tu.

Sei tu.

Mi odia il mondo.

L'altro.

Non vuole.

Mi ostacola.

Un cactus fiorisce d'inverno una volta soltanto...

 

Si parlava di barricate di azioni degne di tale nome nella pochezza degli strumenti e l'incapacita di usufruirne.

Poi si rifletteva della consapevolezza dell'essere dentro/ le cose e le cose fuggivano in orizzonti scuri e le cose sfuggivano come mercurio senza termometro.

Ci ritrovammo senza fiato anossici spettatori di un altro scempio servi del tempio. Passerà un altro Cristo basterà un altro Cristo a scaraventare le mercanzie della barbarie simil umana?

...credo nell'uomo fin quando avrò tracce di sangue e amore e carne a ricordarlo.

 

graalf ( 21 apr 2013 )

Ha pianto il vento

le tue lacrime

sette parole soltanto.

Il silenzio

Il bacio

L'abbraccio

Amore Amato

Che fu donato

...al cielo. 

È il giorno del silenzio.

Due assi di legno per inchiodare la carne.

E bombe silenziose.

Mine silenziose.

Stragi silenziose.

In ginocchio pregando.

In ginocchio mirando.

In ginocchio morendo.

È il giorno dei silenziatori.

Dei falsi idoli.

Dei veri falsi.

E delle litanie rimane l’amaro...

A guardarci rimane il sole e i suoi palpiti lenti.

Un piccolo ronzio monocorde e gli occhi lucidi.

La direzione del vento indica i passi calcano l’inimmaginato.

Ora che tutto è fermo in preghiera tacita sfioriamo la carne e i petali arancioni.

E diventiamo fiori disegnati tra i cirri e i fari accesi.

Alla pioggia si risponde col silenzio.

Si scava dentro la goccia il suo tormento.

Il volto il bacio estremo il muto abbraccio di una stella

...alla pioggia si risponde nel silenzio. 

 

 

Tu sei il ruvido passare del tempo.

La ruga che divide.

Sei l’argine e la deriva.

Del moto e il suo divenire.

Ora che il silenzio costruisce la sua cattedrale stilla di rosso nell’ora terza.

L'ultima volta morii di tristezza.

Una profonda tristezza che mi segnò il resto della vita rivissuta.

Mi mancava qualcosa che non riuscivo a comprendere.

Ho impiegato delle vite prima di riuscirvi.

Ho impiegate tutte le forze per rompere gli indugi,

levarmi le catene,

distruggere tutte le maschere,fino alla fine,

l'ultima fine possibile.

Adesso che sono morto allegro tutto pare così bello e strano quasi da non crederci. 

Alla terra nuda madre di ogni madre

e al cielo pulito padre di ogni giorno

alle mani piene di lei

all’odore di foglie e sole di pioggia fine

mi inginocchio .

Che sia preghiera

o canto benedirò

per sempre questo cuore.