Cantano gli alberi mentre nascondo il cuore sotto la terra umida.

Aspetta la luna per vederlo fiorire tra i solchi lungo le chiome.

Cantano di giorno cantano di notte litanie ai santi fuggiti.

E cantano i venti che spargono profumi ai quattro angoli.

Manca a questi occhi quella luce .

E a questa carezza il viso chiaro.

Manca a queste lacrime quella voce.

E a questa terra i passi fermi.

Del resto poco o nulla.

La tramontana gelida e qualche sasso.

Qualche nuvola dissolta in petto.

E il fiato spento alla radice.

Del resto poco o nulla.

Oltre lo specchio.

Ci conosceva il faggio che silenzioso sorrideva

e la luna crescente sotto le foglie stanche.

Ci conosceva il solco che proteggeva i nostri passi

e la brezza serotina di settembre .

Solo noi ci dimenticammo di quei silenzi

e cancellando il solco andando via

chiudemmo la luna nella sua stanza.

Ora nelle notti dimenticate

sulle creste delle dune più a sud

lasciamo socchiusa quella porta.

E un piccolo uccello svolazza sugli stipiti

e sulle ombre tra un silenzio e un riflesso.

Di questi passi rimane il segno .

E il segno poi sbiadisce.

Diventa altro diventa vento.

E il vento canta una canzone nuova.

Il chiodo nella parete

il colore che scolorisce.

E sgocciola sul bianco a segnare il passo.

Di questo passo rimane il segno

E il segno poi fiorisce.

Diventa altro

diventa cielo.

E il cielo sta

il chiodo nella parete.

Non scolorisce

e sta...

 

15.09.2019

Di questi giorni tristi rimane il tuo sorriso e il rotolare d'onde e tronchi e lettere senza firma.

Che Dio ti benedica io lo faccio già...

 

Questo è il tempo della mietitura.

Degli inizi e delle fini.

Della paglia pronta a bruciare.

E dei temporali inopportuni.

Dei graffi sulle gambe esili sulle piramidi gialle.

Dei graffi nei cuori fragili tra i sassi e i secchi vuoti.

È il tempo della polvere schiva tra le zolle spaccate e le orme di fughe scoperte e impronunciate.

E questo è il tempo delle buone intenzioni prima che la sera si porti via i tramonti.

 

Raccontami altro di te perché del mare conosco i tuoi baci e del sole gli abbracci.

So dei respiri lenti come le stelle distanti.

E dei chiodi conficcati nelle rocce il dolore.

Raccontami altro anche del silenzio nascosto agli sguardi.

E dei sorrisi il vanto per non sembrare tristi.

Delle lacrime bagnate di pioggia all'imbrunire.

E della pacifica inquietudine l'armonia.

Perché non ho altro se non questa tua voce tra brezza e luna che volge all'improvviso a dilaniare il cielo. 

 

Ti prenderei per mano e ti porterei via.

Lontano da queste bestie.

Lo farei se non dovessi restare e resistere.

Difendere ciò che rimane.

Dagli assalti dei mostri bianchi.

Con le unghie di smalto lucido.

Con i denti brillanti e dorati.

Ti porterei al mare a vedere le stelle quando il buio è solo una strada .

Ti porterei a leggerle per farne oroscopi.

Lo farei se non dovessi combatterli senza armi.

Se non dovessi scavare fosse per loro.

Per vederli cadere dentro.

Per seppellirli poi.

Se non mi porteranno via prima.

E se non riusciranno ti porterò oltre le colline

di querce sopra i boschi di onde

dove l’acqua non ha paura

e non si ritrae ma accarezza

e sfiora bacia e prega:

resta qui perché non c’è più sera senza di te.

 

Non avevamo altro.

Il mare.

E il silenzio.

Dello scrocchiare sotto i piedi rimane il senso dell’equilibrio e lo stupore di un cielo pacato e benevolo.

 

A pensarti mi viene da dire che se Dio fosse donna sarebbe meglio.

Persino pregarlo.

Saprei dei suoi occhi l’intensità.

La generosità in un abbraccio grande.

E la tenerezza di una madre la bellezza unica.

Mi ritrovo a parlarti in uno specchio come se non fossi io.

Ad occhi chiusi.

Cercando l’intensità del tuo profumo .

In una assenza distante.

Piccola luce in un ricordo.

Il tuo silenzio in uno sguardo vivo.

Una zagara aggrappata al suo olivo.

 

TRA LA PAZZIA E IL VUOTO

 

 

Condannati a vivere la morte ci lecchiamo le ferite aperte.

Inconsapevoli demoni contiamo le ali spezzate.

Piume di colore acceso per non dimenticare il sangue.

Mille sentieri in bilico tra la pazzia e il vuoto.

 

LE PAROLE NON SERVONO

 

 

Adesso le parole non servono

Servirebbero silenzi di brughiera.

Carezze di vento passeggero a sfiorare il mondo capovolto in un bicchiere.

Servirebbe qualche preghiera se qualcuno ascoltasse il silenzio.

Baci di amori nelle radici del cielo

quando il bicchiere trabocca di sereno.

 

Quegli occhi come se Dio spiasse bruciano dentro.

E profumano di carezze nascoste.

Ma a certe domande non ci può essere risposta.

Quelle dita che ridisegnano i contorni bastano...

 

Ho solo una certezza il dubbio ed una speranza il dubbio.

Mi angoscia la sicumera quell'effimera risata sulla bocca dei saggi...

 

Mentre i fiumi d'ombra scorrono

piovono tigli e silenzi

persino i gatti sembrano distratti.

Poi si perdono i passi e quei profumi sigillano le voci.

A volte guardarsi lontani e perdersi vicini.

Solo a volte.

Altre è inutile.

 

Si va così nudi come vetri ad abitare distanze colmando i vuoti.

Ci si specchia nelle trasparenze rimirandosi vivi come aurore chiare.

E ci si perde al passaggio del caso inaspettato come fulmini impazziti...

 

 

 ( 6 giu 2012 )

 

Leggi per me che non ho più occhi ma rami secchi da spezzare.

Leggi ad alta voce che non ho più orecchie tane di talpe nascoste.

Leggi comunque magari ti ascolterà il cielo.

 

Mancava solo il viverci pienamente quel respirarsi anche nelle assenze.

Nelle distanze c'era tutto anche il sole anche il buio.

Nelle mancanze quel ritrovarsi vuoti ma pieni della vita.

Amore amato odiato perduto ritrovato fuggito rincorso a piedi nudi sugli asfalti nei sempre nei mai negli angoli del cuore.

Mancava solo il viverci pienamente ci accontentammo di morte...

dolcemente.  

 

Lei piange se il mondo piange e sorridere non è abbastanza.

Non il grecale che nasconde le lacrime non lo scirocco che le asciuga.

Lei corre dietro le nuvole a tatuarsi il cuore.

Non sanguina la corteccia né si spacca la pietra.

Potesse parlare direbbe... 

 

Mia madre è lì che conta sempre i suoi spiccioli.

Non tintinnano più le monete di oggi.

Mio padre che volava chissà dove vola adesso.

I suoi aerei non volano più.

Ed io li guardo con gli occhi che non ho da quel giorno non ho più.

Da qui si vede solo polvere sui libri chiusi ad aspettare.

 

Dio non si dimenticò del tutto di noi lasciando i cieli stellati a sentinella... 

 

Questo è il tempo della mietitura.

Degli inizi e delle fini.

Della paglia pronta a bruciare.

E dei temporali inopportuni.

Dei graffi sulle gambe esili sulle piramidi gialle.

Dei graffi nei cuori fragili tra i sassi e i secchi vuoti.

È il tempo della polvere schiva tra le zolle spaccate e le orme di fughe scoperte e impronunciate.

E questo è il tempo delle buone intenzioni prima che la sera si porti via i tramonti.

 

Sera stridula rossa di bava.

Silente il bianco s'affaccia. 

 

Suonano tristi le campane e non è lieto l’annuncio.

È morto Dio e pure l’Uomo.

Solo qualche randagio abbaia alla luna.

Flebile la luce in fondo al viale ed è speranza dura da morire.

È vita tra le macerie stabili.

Dei pianti dei macelli innominabili.

Dondola tra le fessure la margherita ad indicare il bene e il suo contrario.

Nemmeno il più ostinato maestrale saprà strappare quella strada.

Dove finisce il cielo finisce il male.

 

 

È livida la notte.

Strappata in due con gli orli slabbrati che non combaciano più.

La tristezza diventa carezza e la neve arrossa la pelle.

Persino la luna sdoppia le facce tra i margini e l’ombra e i tratti confusi.

Mancano parole da dire in questo caos senza parole.