Il mare lo sa.

Mente dicendo il contrario.

Lo sa del sangue disperso.

Agli incroci delle correnti.

Lo sa e finge bellezza.

Sinuosa e plastica.

Ma sotto la gonna è terra bruciata.

Lo sanno persino i pesci impazziti e ubriachi di pena

nelle mattanze usuali di lucida mente malvagia.

È l’ora rossa del cielo accogliente tra braccia aperte e parole da dire .

Del profumo di muschio e paglia di “ ristoppie” luccicanti le colline si stringono nelle gonne di lino.

E danzano al cicaleccio sfinito nei campi che furono grano nelle aie soffocanti di latrati e stridore di unghie sulle pietre bollenti ancora.

Le campane di bronzo si confondono con la latta dei secchi.

Dondola sul pozzo la civetta impenitente...

Ora che è notte al fiore poco rimane.

L’aria bagnata di pioggia di arcobaleni racchiusi.

Di quello sguardo nascosto

il profumo della vita viva.

Cullarsi tra le nuvole e le carezze lievi

ora è molto di più di un campo di grano maturo.